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San Cataldo: opposizione dove sei?
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30.12.2008 - E' già in diffusione la nuova edizione (n. 1) de "Il Sacco". Si apre con un mio articolo nel quale ho cercato di esaminare lo stato (comatoso) dell'opposizione a San Cataldo. Lo ripropongo integralmente ai lettori di questo sito, avvisandoli che potranno scaricare la copia del Sacco (in formato pdf) cliccando nell'apposita sezione dell'homepage.
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I voti per cambiare pagina ci sono ma il centrosinistra continua a perdere

San Cataldo: opposizione dove sei?

Da oltre 10 anni vincitori e perdenti sono sempre gli stessi

Fedeltà decennale alla sconfitta. Vocazione al ruolo di opposizione “vita natural durante”. Nessuna intenzione di disturbare il manovratore. Sembrano queste le caratteristiche dell’opposizione sancataldese, un’entità formalmente presente ma al tempo stesso fugace ed elusiva, che ha permesso al centrodestra di insediarsi a Palazzo delle Spighe e di non mollare le poltrone per due lustri.

Colpa dei Sancataldesi e del loro indissolubile amore per il berlusconismo locale? A guardare i risultati elettorali, non si direbbe. Prendiamo i maggiori partiti dei due schieramenti: alle provinciali (giugno 2008) la lista del PDL ottiene 3.707 voti, quella del PD 2.451. Neanche i voti di preferenza indicano un divario colossale ed insormontabile: al candidato più votato del PDL, Diego Dell’Uomini, ne sono andati 1.058, mentre a Luigi Nocera del PD 993. Anche per le regionali - nel pieno dell’euforia Lombardiana e del suo Mpa – il centrosinistra ottiene oltre 3mila voti.

Ma il dato più interessante è quello dell’elezione del sindaco, avvenuta poco più di un anno fa: al ballottaggio Giuseppe Di Forti vince con 7.166 voti, mentre Giampiero Modaffari ottiene 6.394 preferenze. Praticamente la città spaccata a metà.

Per carità, sono tutte elezioni perse dal centrosinistra, anche per sue divisioni interne, incapacità dei suoi dirigenti o candidature sbagliate. Però un messaggio chiaro lo danno: c’è una fetta consistente di cittadini che non si sente rappresentata dalla destra. I voti necessari per un cambiamento ci sarebbero. Evidentemente manca un’opposizione che sappia (voglia?) svolgere questa imprescindibile funzione democratica, incarnando tale desiderio di cambiamento.

Guardiamola da vicino, allora, questa opposizione sancataldese.

Fino alle comunali c’era l’UDC, che presentò un suo candidato sindaco - Giuseppe Anzalone - con una campagna fortemente critica nei confronti della precedente amministrazione Torregrossa-Pagano. Ma alla prima riunione del consiglio comunale, leggendo diligentemente un foglietto già scritto, il suo unico e giovanissimo consigliere, Cristoforo Amico, giura “fedeltà” e sale sul carro dei vincitori. E addio opposizione.

C’è Rifondazione Comunista, con un consigliere ed un circolo molto attivo. Ma riesce ad intercettare solo una piccola fetta di consenso. D’altronde, la storia politica della città non può certo dirsi di estrema sinistra. Eppoi l’opposizione condotta dai suoi esponenti riesce spesso a occupare le cronache ma raramente colpisce nel profondo la malapolitica, che a San Cataldo si fa finta di non vedere.

Italia dei Valori è una realtà ancora troppo piccola, che intercetta soprattutto un voto di opinione. Ancora non è riuscita a rappresentare, ad esempio, quei Sancataldesi che negli anni novanta tributavano molti consensi alla Rete di Orlando.

Poi c’è il PD, nato dalla fusione dei Democratici di Sinistra e della Margherita. Se i DS sono stati una forza attiva in città ma mai maggioritaria, la Margherita invece ha goduto di un certo consenso, tanto da far eleggere e riconfermare un deputato regionale, l’on. Giuseppe Galletti. Che però, francamente, non ha mai scelto il ruolo di tenace avversario dell’altro schieramento. Ed infatti la “convivenza” tra i due deputati sancataldesi – on. Pagano, Forza Italia, ed on. Galletti, Margherita – è stata sempre idilliaca, quasi che la opposta collocazione politica fosse solo una formalità. Massimo rispetto fra i due, nessuno ha rotto le uova nel paniere dell’altro. Smentendo sonoramente l’adagio - per rimanere in tema avicolo - per cui due galli non possono stare nello stesso pollaio.

Una tacita “non belligeranza” che, però, non è durata a lungo: Pagano, con la sua riconosciuta abilità nel creare consenso elettorale, negli anni ha fatto piazza pulita, prendendosi tutto il pollaio. Galletti ha perso il seggio e – stando alle voci di paese – ha anche concluso la sua carriera politica, nonostante il cambio di casacca ed il passaggio nel centrodestra poche settimane prima (sic!) delle elezioni provinciali... Vuoi vedere che questa tradizione di opposizione “soft” e “ultra-light” della Margherita s’è trasferita nel “nuovo” PD?

Di certo, ad un anno dalle elezioni comunali, in giro di opposizione vera ed incisiva non se ne vede tanta. E San Cataldo sembra osservare - disillusa e sconfortata - il panorama politico cittadino come ad un insieme indistinguibile di carriere personali, piccole o grandi, totalmente avulse dai problemi concreti e dai bisogni della città.

Senza il controllo da parte della minoranza, anche in democrazia il potere diventa tirannia. Per questo a San Cataldo l’opposizione non può essere demandata ai singoli, alle loro – encomiabili ma alla lunga solitarie – battaglie ed iniziative. L’opposizione deve essere evidente nelle forme e rigorosa nei contenuti, anche per presentarsi ai cittadini come alternativa credibile. Per diventarlo, dovrebbe svegliarsi dal letargo e scuotere il torpore accumulato per troppo tempo.

Chi, se non l’opposizione, può e deve contrastare il nepotismo che imperversa a San Cataldo? E l’uso del potere e della cosa pubblica per fini personali? E la ricerca del voto con logiche clientelari, che condizionano gravemente tutte le competizioni elettorali a San Cataldo?

Attualmente, invece, l’opposizione  sembra preferire un ruolo più sommesso, una politica molto mimetica, quasi con un reverenziale rispetto per chi oggi detiene il potere. E così trionfa il chiacchiericcio nei bar, un modo di far “politica” che in città è divenuta un’arte: alla fine tutti amici, e forse ci scappa il contentino (oltre che il cornetto pagato) anche al consigliere d’opposizione. Bando alle battaglie per la legalità e la trasparenza negli incarichi della politica e negli affari dell’Amministrazione! Con un piede qua ed uno là la vita è meno grama.

Basta tenere basso il livello della dialettica politica – che è il sale della democrazia e la forza che muove gl’ingranaggi dello sviluppo sociale e culturale di una comunità – e destra e sinistra diventano la stessa cosa, ognuno ambisce - e prima o poi la ottiene - ad un pezzo della torta.

Così, in questi anni, a San Cataldo le elezioni si sono trasformate in una conta di pacchetti elettorali precostituiti, nella “sagra paesana” del favore, della parentela, dell’appartenenza al “clan” che gira attorno al potente di turno. Ma se qualcuno o qualcosa prova a sconvolgere tutto questo – vedi l’esperienza Modaffari alle comunali – scatta l’antivirus dello status quo e, in un batter d’occhio, la “minaccia” viene neutralizzata...

Forse è giunto il momento che l’opposizione si dia una mossa e, soprattutto, cambi i vecchi apparati apicali ed il modo di far politica. Così, magari, alle prossime elezioni amministrative non dovrà cercare un candidato sindaco dall’elenco telefonico, sperando di trovarne uno così incosciente da immolarsi per l’ennesimo sacrifico.

E già, perché la classe dirigente dei partiti, gli amministratori ed i consiglieri comunali del 2012 devono nascere, crescere e formarsi sin da adesso. Con il contatto diretto con la cittadinanza, con il rigore morale che sia da esempio per gli altri, col rifiuto del compromesso, con la forza ed il coraggio di denunciare malaffare, sprechi e abusi.

San Cataldo ha bisogno di un’opposizione che rompa con la politica vecchio stile che, da troppo tempo, ha affidato le sorti della città ad una classe di amministratori inadeguata, sia culturalmente sia politicamente.

Ennio Bonfanti

 
 
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