6.12.2008 - Domani mattina a San Cataldo, in corso Vittorio Emanuele, con gli amici dell’Italia dei Valori abbiamo organizzato un tavolo per la raccolta di firme per il referendum abrogativo contro il cosiddetto “Lodo Alfano”. Si tratta della legge 23 luglio 2008, n. 124, recante “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato”. Io firmerò, per tante ragioni.
1. Perché la (nostra) Costituzione sancisce che ogni cittadino è uguale dinnanzi alla legge. Con questa legge-vergogna, invece, 4 cittadini italiani (il Capo dello Stato, il Capo del Governo ed i Presidenti delle Camere) sono liberi di delinquere (dal furto alla rapina, dalla truffa al sequestro di persona, dal traffico di droga all’omicidio!) senza che possano essere soggetti ad un procedimento penale per almeno cinque anni.
E la
legge garantisce questa sorta di “immunità totale” persino per i reati eventualmente commessi prima di assumere la carica...
2. Perché si tratta dell’ennesima legge ad personam che calpesta il diritto e mi indigna come cittadino. Il Lodo Alfano è una legge fatta apposta per salvare l'attuale Presidente (piduista) del Consiglio, Silvio Berlusconi, dai suoi guai con la giustizia.
3. Perché non posso restare fermo e zitto di fronte a
così arroganti attacchi alla Costituzione, alla Democrazia ed alla Libertà del mio Paese. Cose del genere accadono in una dittatura, e per questo sento l’obbligo – civile e morale – di fare qualcosa.
4. Perché credo ancora nello Stato e che le 4 “più alte cariche dello Stato” debbano poter diventarlo in quanto cittadini onesti e perbene.
5. Perché mi vergogno, come siciliano e italiano, di Berlusconi, delle sue “battute” e “carinerie”, del suo Governo, delle sue leggi, del suo passato e del suo presente.
6. Perché credo nell’istituto del referendum ed in tutti gli altri strumenti di partecipazione diretta. Soprattutto in un’epoca nella quale chi è in Parlamento – e dunque legifera anche sulla mia vita e sul mio futuro - non vi è giunto perché votato e scelto da noi cittadini-elettori, ma perché “nominato” dalla partitocrazia.
Ennio Bonfanti









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