SOCIETA' STRETTO DI MESSINA Stampa
Denunce

 27.10.2007 - Lo scorso 25 ottobre, durante la discussione del decreto-legge n. 159 (“Interventi urgenti in materia economico-finanziaria”) e del disegno di legge di conversione n. 1819, l'Aula del Senato ha bocciato l'emendamento che proponeva lo scioglimento della società "Stretto di Messina spa" guidata da Pietro Ciucci, creata per seguire i lavori del Ponte. Tre senatori dell’Italia dei Valori, seguendo le indicazioni di Di Pietro, hanno votato con la Cdl per respingere tale emendamento. Si trattava di una proposta nata dalla (giusta) esigenza di ridurre gli sprechi legati ai "costi della politica" alimentati da strutture pubbliche oramai inutili o senza una missione precisa, come la Stretto di Messina che costa a noi cittadini ben 34 milioni l'anno.

L'emendamento proposto dal relatore del decreto collegato, il verde Natale Ripamonti, puntava alla cancellazione della "Stretto di Messina" con l'utilizzo del personale in una neo-Agenzia col compito di promuovere le infrastrutture in Calabria e Sicilia.

Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro aveva però espresso nei giorni scorsi la sua contrarietà sulla soppressione della società, definendo i promotori "talebani" animati da "puro furore antagonista". Il rischio, aveva spiegato il ministro, è quella di vedersi recapitare una penale di 500 milioni di euro da parte delle società private già impegnate per i contratti sul ponte. Ecco quindi la proposta del ministro: far confluire la "Stretto di Messina" nell'Anas, che tra l'altro è guidata dallo stesso presidente Pietro Ciucci.

Di diverso avviso la sen. Anna Donati dei Verdi: "E' falso agitare lo spettro  delle penali a seguito della recessione del contratto per la realizzazione del Ponte, con la società Impregilo. Sono bugie perché è stato proprio lo stesso presidente della Stretto di Messina SpA, Pietro Ciucci, ad aver messo nero su bianco che non sono previste penali fino all'approvazione del progetto definitivo ed esecutivo". "Questa inequivocabile precisazione del presidente Ciucci - sottolinea - significa che quel contratto su un progetto preliminare, firmato in fretta e furia all'epoca del governo Berlusconi, si può ancora recedere senza sprecare risorse pubbliche".

Inoltre la sen. Donati, assieme ai colleghi Brutti (Sd), Casson (Ulivo) e Sodano (Prc), proprio sulla “gestione Ciucci” ha depositato una interrogazione parlamentare nella quale viene accusato di aver fatto moltiplicare le spese della società per la propaganda e pubblicità e gli 'stipendi' degli amministratori.


 Dopo questi fatti ho scritto a Di Pietro, ai parlamentari eletti con l’IdV, al portavoce on. Leoluca Orlando ed agli ai vertici nazionali del partito:

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Ancora una volta, come ambientalista e - nel caso in specie - anche come siciliano, devo constatare che nell'azione politica del ministro Di Pietro e in gran parte dell'azione politica dei gruppi parlamentari dell'IdV vi è una evidente e grave insensibilità ambientale.

Sulla Tav, sulle c.d. ''grandi opere'', ecc. Di Pietro è stato poco attento alle questioni ambientali; nell'IdV raramente vedo trattati i temi della tutela dell'ambiente, della biodiversità, ecc.; addirittura due “illustri sconosciuti” (per me) parlamentari (on. Costantini e on. Razzi) fanno parte di una lobby ufficiale pro-caccia (Intergruppo ''amici del tiro, della caccia e della pesca'', sic!!!) assieme all'ineffabile e noto senatore De Gregorio e capitanata da un deputato di FI (on. Luciano Rossi) e sostenuta dalle aziende produttrici d'armi (non solo da caccia)...

Ma sulla società ''Ponte sullo Stretto'' ("Maggioranza battuta nell'aula del Senato sull'emendamento alla Finanziaria che prevede la liquidazione della societa' "Stretto di Messina". L'emendamento e' stato respinto con i voti della Casa delle Libertà e di Italia dei Valori'') non la digerisco.

Per tanti motivi:

- Organizzazioni criminali, grandi holding finanziarie e società di costruzioni guardano con sempre maggiore attenzione alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, una delle opere più devastanti rilanciate dal governo Berlusconi-Lunardi;

- "
La DIA è preoccupata dalla grande attenzione della 'ndrangheta e di Cosa Nostra per il progetto relativo alla realizzazione del ponte sullo Stretto". "Appare chiaro - aggiunge la Direzione Investigativa Antimafia - che si tratta di interessi tali da giustificare uno sforzo inteso a sottrarre il più possibile l'area della provincia di Messina all'attenzione degli organismi giudiziari ed investigativi";

 - "Altro terreno fertile ai fini della realizzazione di infiltrazioni mafiose nell'economia legale - aggiunge il rapporto della DIA – è rappresentato dal progetto di realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, al quale sembrerebbero interessate sia le cosche siciliane che calabresi. Sul punto è possibile ipotizzare l'esistenza di intese fra Cosa nostra e 'ndrangheta ai fini di una più efficace divisione dei potenziali profitti" (Relazione semestrale DIA 2000);

- Il ponte sullo Stretto sarà un affare da 15 mila miliardi; cosche e ai comitati d'affari si preparano al varo del ponte sullo Stretto e ai miliardi europei di Agenda 2000. "È forse all'orizzonte, in vista anche della possibile costruzione del Ponte, un'alleanza ancor più stretta tra Cosa Nostra e 'Ndrangheta che passa per la città dello Stretto, per cui la crisi delle organizzazioni locali potrebbe semplicemente aprire la strada a un'invasione da parte delle organizzazioni mafiose esogene" (Procuratore capo della Repubblica di Messina, Luigi Croce);

- la mancata soppressione della società stretto di Messina è un ottimo regalo fatto alla peggiore parte della politica siciliana che da anni protegge e sostiene la società stretto di Messina, un carrozzone di 83 dipendenti e 13 dirigenti che ogni anno costa a noi cittadini decine dimilioni di euro solo per ''esistere'' e non produrre nulla, se non l'appoggio alle carriere politiche e finanziarie di personaggi come NINO CALARCO (dal 1968 ai giorni nostri ininterrottamente direttore della Gazzetta del Sud. Dal 1979 al 1983 senatore della Repubblica e componente della commissione per la loggia P2. Dal 1987 presidente della società Stretto di Messina. Per circa 20 anni si è occupato della progettazione della "grande opera" spendendo oltre 150 miliardi. Nel 2002 si dimette per fare posto a Zamberletti e Ciucci. Subito dopo gli sarà conferito l'incarico di presidente ad honorem della Stretto di Messina spa);

- Problemi legali e ambientali:

  1. Violazione della normativa in tema di tutela dell'ambiente, dei beni culturali e di procedura di impatto ambientale: la valutazione di impatto ambientale non ha considerato le possibili alternative, sino all'"opzione zero", lo studio di impatto ambientale era carente sotto diversi aspetti. Inoltre la procedura di VIA è stata condotta in violazione del principio di trasparenza e di pubblicità, il Ministero dei Beni Culturali non si è espresso, non è stata condotta la valutazione ambientale strategica.
  2. Carenze del progetto preliminare, in relazione alla normativa sui lavori pubblici: il progetto non ha considerato le possibili alternative progettuali, realizzative e tecnologiche; le dimensioni dell'opera non rispondono a effettive esigenze espresse dalle collettività locali e da quella nazionale; non è stata dimostrata la fattibilità tecnica dell'opera, in quanto il progetto presenta gravi carenze, ad esempio, in tema di studi sismici e di geotettonica.
  3. Illegittimità legate agli aspetti economici e funzionali del ponte: la realizzazione dell'opera non viene giustificata né in relazione alle esigenze di trasporto né in relazione a uno sviluppo strutturale delle regioni interessate. La sostenibilità economica non è in alcun modo dimostrata.
  4. Mancato coinvolgimento dei comuni interessati dall'opera, che non sono stati messi in grado di esprimere il loro parere sul progetto preliminare, con conseguenze sulle pianificazioni urbanistiche dei comuni coinvolti;

- dal punto di vista politico, io che ho aderito all'IdV proprio per combattere in Sicilia il cuffarismo ed il malaffare, mi trovo oggi a dover sopportare queste stomachevoli dichiarazioni:

 FINANZIARIA: PONTE STRETTO, CUFFARO "IL SOGNO CONTINUA"
"Il sogno del Ponte resta vivo, speriamo adesso che al più presto il governo Prodi possa cadere per andare alle urne ed eleggere un esecutivo che sia in grado di dare nuove certezze al Paese e, con esso, anche alla Sicilia". Lo ha detto il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, dopo che il Senato ha bocciato l'emendamento alla Finanziaria, presentato dalla maggioranza, che prevedeva la soppressione della società Ponte Stretto spa. "Devo dare atto - sostiene Cuffaro - alla coerenza e al senso di responsabilità dimostrata dal ministro Di Pietro e dai senatori del suo partito che, con il loro voto, oltre ad avere scongiuratouno spreco di risorse pubbliche, tengono viva la speranza di realizzare un'opera che, per la nostra Isola, rappresenta una irrinunciabile occasione di sviluppo. Evidentemente, questo governo ha tirato troppo la corda nella sua pervicace azione tesa a penalizzare la nostra regione e, adesso, anche al suo interno, c'e' chi ha trovato la forza di dire basta". (ITALPRESS, 25.10.2007)

e, come se non bastasse, pure l'apprezzamento da parte di....Schifani!

 PONTE STRETTO: SCHIFANI "SVENTATO AZZERAMENTO SPERANZE"
"Abbiamo sventato il tentativo di azzerare ogni possibile speranza di realizzare un'opera, il ponte sullo Stretto, fondamentale per la Sicilia. Diamo atto a Italia dei Valori di avere operato, con il suo voto, una scelta responsabile. La nostra strategia vincente ha consentito il doppio risultato disalvaguardare una prospettiva di sviluppo di interesse nazionale e di accentuare ulteriormente lo stato di dissolvimento del governo Prodi". Lo afferma il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani (ITALPRESS, 25.10.2007);

- il voto di molti senatori IdV contro l'emendamento che sopprimeva la Stretto di Messina Spa era un voto contro gli sprechi, un voto che cancellava una società che doveva costruire un'opera che questo Governo ha deciso da un anno di non costruire! Un voto di non-coerenza con il programma elettorale dell'Unione sottoscritto anche dall'IdV.

Potrei continuare ancora, ma non so - ormai - quanto possa essere utile. Resta la grande amarezza di aver sostenuto un partito in cui ora trovo difficoltà ad identificarmi.

Saluti,

Ennio Bonfanti
San Cataldo (Caltanissetta)

www.enniobonfanti.it

 

 


Fin qui la lettera che ho inviato. Ora vorrei aggiungere anche le seguenti considerazioni.

 

 

 Dalle nostre parti la ''politica'' di Cuffaro & c. vive - oltre che del malaffare e del sostegno mafioso-clientelare - anche di simboli. Il ponte sullo Stretto lo è. Per quei ''politici'' poco importa se si fa, se costa un'enormità in termini economici ed ambientali, se è utile o meno. L'importante è ''prometterlo'' (come si fa da decenni per l'acqua potabile nelle case dei siciliani), continuare a far vivere - come dicono loro - ''il sogno del ponte''. E la ''Stretto di Messina spa'' è il pretesto per continuare a consentire a questi personaggi di parlare di questo sogno, del ''riscatto della Sicilia'', con tutto quel disgustoso bagaglio di retorica sicilianista, contro Roma depredatrice (un po' alla leghista..) ecc.

Mantenere in vita questa spa, inoltre, comporta anche un bel vantaggio immediato: quello di avere e a disposizione - comunque - un carrozzone per le solite azioni clientelari (la sede della società costa 20mila euro/mese di affitto; dipendenti che si moltiplicano - 85 nel 2005 e 102 nel 2006 - 19milioni di euro per gli stipendi del personale e 17milioni per i consulenti; 10 milioni di euro per bollette varie e utenze della società; ecc)...

Sulla vicenda Di Pietro-Stretto di Messina è intervenuto anche il WWF, che parla di danni erariali causati dall'avventata decisione dei senatori IdV:

 PONTE STRETTO: WWF "SI RISCHIANO DANNI ERARIALI PER VOTO SENATO"

"Il voto di ieri sull'emendamento al Dl fiscale collegato alla Finanziaria 2008, che proponeva lo scioglimento della Stretto di Messina SpA e dei rapporti negoziali, ci obbliga a segnalare che oltre al danno politico, il Governo in carica si troverà ad avere a che fare, più prosaicamente, con un danno erariale per i motivi esattamente opposti a quelli espressi dal ministro delle infrastrutture in carica". Lo scrive Enzo Venini, presidente del Wwf Italia, in una lunga lettera inviata al premier Romano Prodi e ai ministri Tommaso Padoa Schioppa (Economia), Antonio Di Pietro (Infrastrutture), Alessandro Bianchi (Trasporti), e Alfonso Pecoraro Scanio (Ambiente). "Per noi è inspiegabile - prosegue Venini -, che dopo mesi in cui il ministro Di Pietro ha sostenuto che per evitare contenziosi si sarebbe dovuti arrivare alla consegna del progetto definitivo, oggi lo stesso ministro sostenga pubblicamente che la parte pubblica rischia di dover pagare penali e risarcimenti per un valore di 4-500 milioni di euro". "In concreto - sottolinea il presidente del Wwf Italia -, bisogna capire perchè il ministro delle Infrastrutture arrivi a paventare un danno per le casse dello Stato dieci volte maggiore di quello da lui temuto sino a poco tempo fa e capire quali siano state le azioni intraprese da questo dicastero, in attuazione del programma di Governo, per evitare che lo Stato rischiasse di essere messo all'angolo dagli interessi privati". "Non si comprende chi altri, se non il ministro delle Infrastrutture, dovesse agire per contenere o evitare il contenzioso - prosegue Venini -. Infatti, il ministero delle Infrastrutture è il capofila nel Governo in carica in materia di infrastrutture strategiche, e a questi compete esercitare funzioni di coordinamento e indirizzo e svolgere le attività di supporto ai compiti di vigilanza del CIPE. Se ci si trova in questa situazione è perchè il ministro competente non ha sollecitato la concessionaria pubblica SdM SpA (partecipata interamente da aziende ed enti pubblici) ad uscire dall'eventuale inerzia - afferma ancora il presidente del Wwf -, né ha investito il CIPE del problema, passato un anno, almeno teoricamente, dal primo importante adempimento previsto dal rapporto negoziale relativo alla consegna del progetto definitivo" (ITALPRESS, 26.10.2007).


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